In Prima Linea

Novembre 2013

“L’amore è il cuore pulsante del programma che abbiamo sviluppato fino a questo punto, senza il quale il resto sarebbe un ammasso senza vita.”

Antonio Negri, “Comune”, Rizzoli 2010.

Compiere una data azione tanto per farla ha un valore meramente oggettivo, compierla perché c’è cuore, passione e forte volontà rimane e rimarrà per sempre indelebile nella vita e nella storia delle città. Questo è quello che ci muove dentro, quello che ci spinge a confrontarsi con l’altro, appassionarsi e metterci il cuore. Il divertimento e il piacere di condividere le esperienze insieme non sono da meno; se non ci fossero, non saremmo poi tanto lontani dalle macchine ipotizzate da Asimov o Spielberg, sarebbe tutto più meccanico, senza anima, sarebbe ancor più tangibile la mera somma matematica. La passione ci porta a farci travolgere da quello che ci circonda. Sempre in prima linea, novelli avanguardisti, spinti oltre i confini naturali del nostro profilo, consapevoli che è la strada in salita quella da percorrere, insieme, tutti noi insieme, per compiere azioni destabilizzanti. Oggi la cosa più di sinistra ed eversiva che mi verrebbe da dire è ridurre le disuguaglianze, un Paese che in piena recessione economica, in una crisi globale è stata capace di trovare il suo personale stile xenofobo. L’Italia deve compiere un’operazione di verità, deve ammettere che non c’è più nessuna linea di distinzione tra destra costituzionale, destra popolare, destra fascista e i più beceri discorsi xenofobi e razzisti che hanno trovato una più che cordiale accoglienza nelle forze di governo nazionale, regionale e locale senza che ci sia ancora un vero sussulto della società italiana. Anche in questo siamo in prima linea per i diritti dei nuovi cittadini contro chi li vedrebbe come “invasori” da cacciare da quello che è diventato il loro Paese, il luogo dove vivere, creare famiglia, lavorare, far nascere i propri figli e mandarli insieme a nostri nelle Scuole e nelle Università. Dobbiamo essere in prima linea nella sfida di creare una nuova società, una nuova cultura che si sforzi di creare un modello culturale alternativo alle destre conservatrici, che si spacciano liberiste per nascondere i loro animi ultraconservatori e xenofobi. È di comune sentore che il crollo del muro di Berlino abbia ucciso le ideologie e si sia inaugurata una società post-identitaria, per cui anche i Partiti, pena l’anacronismo, dovevano essere post-identitari.

Ma cosa vuol dire tutto questo?

Il berlusconismo e il leghismo chi ragionevolmente li definirebbe post-identitari?

Chi definirebbe post-identitario il pensiero unico liberista che sottende all’attuale assurda gestione europea della crisi?

Si tratta al contrario di capire come le ideologie e le identità del ‘900, che sono tutt’altro che vecchi arnesi di cui disfarsi, possano essere messe al servizio della costruzione di un’identità progressista, decisa e riconoscibile. Le forze democratiche devono affrontare una nuova battaglia per la giustizia sociale, che risponda a forme inedite, capaci di stravolgere la piramide tayloriana e rendere la globalizzazione più giusta, equa e sostenibile. Su questa strada c’è il mio impegno e quello dei Compagni che come me camminano lungo la strada, spesso è difficile comprenderci, ci additano come fascisti, settari, gruppettari, anti-democratici, ma come il filosofo Tommaso Campanella, e cito “nessuno domina a sé solo, e a pena un solo ad un altro solo signoreggia. Il dominio dunque richiede unità di molti insieme, che si dice Comunità.”

La foto è gentilmente concessa dall’amico Enrico Paravanifotografofalegname a Civitavecchia.

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