Il Piano di Ricostruzione di Civitavecchia

15 Giugno 1945 

È l’Avv. Pietro Scala, Sindaco della Civitavecchia liberata, a deliberare l’approvazione ed adozione del Piano di Ricostruzione (PdR) redatto a cura degli Architetti Prof.ri Luigi Piccinato e Renato Amaturo a seguito del D.Lgs Luogotenenziale 154 del 1 marzo 1945 e della Circolare Ministeriale LL.PP 49 del 9 Aprile 1945. Il problema dell’assetto urbanistico di Civitavecchia, nell’immediato, non scaturiva dalla necessità di ridare un volto alla città semidistrutta – che come ricorderà qualche anno più tardi il Sindaco Giovanni Massarelli (1964-1968) “mi si chiedeva di ricostruirla com’era prima, ma solo le macerie erano rimaste” – ma dall’opposto; l’incremento dei traffici portuali e delle industri locali nel decennio precedente avevano avuto come conseguenza il moltiplicarsi nella periferia di un cospicuo numero di insediamenti estremamente disordinati e caotici, antieconomici e antigienici e, al vecchio centro, un addensamento inverosimile in cadenti costruzioni che componevano il cuore della vecchia città. Se in linea generale ogni PdR deve impostarsi su linee più vaste di un compiuto Piano Regolatore, nel caso di Civitavecchia questi due elementi si fondono strettamente, presentando un unico problema, e risultava impensabile isolarli l’uno dall’altro senza rischiare di far cadere la città in un caotico disordine, ancor più grave di quello nel quale sussisteva.

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Sono questi i presupposti che spingono i due Architetti in poco più di venti giorni a produrre un documento innovativo e sperimentale che detti le regole dell’edificazione nello stato emergenziale – oltre il 74% degli edifici era distrutto o gravemente danneggiato e occorreva in breve tempo dare una nuova sistemazione agli sfollati locali e ad una quota parte di quelli di Roma – e che imposti, oltre il riordino edilizio sopracitato, il riordino e ricongiunzione degli assi stradali, la sistemazione della città vecchia, la sistemazione dei servizi pubblici generali, l’assegnazione di nuove aree edificatorie e la cucitura con la periferia spontanea. A termine del lavoro l’Arch. Piccinato scriverà al Sindaco:“[…] solo attraverso la disciplina di ogni attività edilizia sarà possibile ricomporre la struttura della Città e solo attraverso un programma organico sarà facile impedire che si ripetano gli errori del passato […] con la realizzazione di un primo nuovo quartiere popolare sarà possibile porre una prima pietra esemplare sulla quale si edificherà il futuro.”

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