Megalopoli, storia di una città

Quattro di Sette.

Nuova città, nuova organizzazione, nuovi cittadini. Non estendiamo il tessuto urbano ma densifichiamo l’esistente per ottenere una smart city, competitiva e sostenibile. In sintesi l’Architetto-sociologo-economista progetta il modulo che andrà a comporre la megalopoli tenendo conto di tre connessioni di spazio possibili: privato-privato, privato-pubblico e pubblico-pubblico. Descriviamo un progetto di decostruzione radicale della città e la sua rigenerazione in megalopoli. Secondo i situazionisti, per un intervento diretto che conduca a decostruire gli spazi codificati e costruirne di nuovi – i cui aspetti essenziali dovrebbero essere breve durata, mutazione permanente e mobilità – sono d’obbligo studi preliminari “delle leggi e degli effetti precisi di un ambiente geografico ordinato coscientemente o meno, che agiscono direttamente sul comportamento affettivo degli individui”. La nostra è una posizione utopistica perché radicalmente realista; esagerata perché testimone di una realtà potenzialmente esagerata, ma di fatto inerte: potremmo parlare di un utopia negativa che non si occupava di un futuro migliore, ma del presente, criticandolo attraverso il paradosso di narrazioni radicali.

“L’oggetto si espande oltre i limiti della sua apparenza, in virtù del fatto che sappiamo che la cosa è ben altro di ciò che il suo aspetto esteriore rivela ai nostri occhi”

Paul Klee

La metropoli postmoderna – infatti megalopoli – non è più identificabile in veri e propri territori, essa è composta più che altro da traiettorie; con la crisi della cittadinanza, del territorio di diritto, l’uomo non possiede che i suoi tragitti  – sempre gli stessi – il suo diritto diventa un diritto traiettoriale. L’uomo possiede le proprie traiettorie ma non la terra su cui si sposta. La mobilità urbana è continuo transito, pendolarismo isterico, nomadismo che riproduce la transazione delle merci di un capitalismo post-atomico – dopo la bomba non c’è che il presente – di qualsiasi “bomba” si tratti. La metropoli diviene così un reticolo di traiettorie che legano tra loro i luoghi, i dispositivi di codificazione del potere. I super luoghi sono  l’estrinsecarsi del potere nello spazio, l’agire strategico nel tessuto connettivo della megalopoli. L’identificazione dei super luoghi nel tessuto urbano preesistenze restituisce lo schema direttore con cui la megalopoli si muoverà, si autorigenererà, si saturerà per spostarsi altrove. Finito il suo ciclo, il super luogo – nodo tra la città e il capitale umano – è abbandonato e rimane come impronta della megalopoli che è stata.

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