LX 2014

Uno di Sette.

La prima apparenza è trovare sul fondo del cassetto una cartolina in bianco e nero. Un ricordo continuo di sensazioni e situazioni che non si riscontrano più altrove, e qui segnano la quotidianità. La nostra posizione è privilegiata, ci mescoliamo nelle sue sfaccettature per un periodo stabilito oltre il quale non andiamo. Lisboa città d’acqua, Lisboa città di culture, Lisboa città di confine. Confine tra la vecchia Europa e il resto del mondo. Un confine che solo qui diventa tangibile tra le strade. La città ha accettato il suo sviluppo urbano e la sua estrema posizione. Posizione non favorevole per una città d’Europa, lontana dall’entroterra e dal mercato mediterraneo, oltre le colonne d’Ercole ma che aspira ad essere la più europea di tutte. L’utilizzo prominente di fondi strutturali europei, con tanto di targhe in bella mostra su ogni opera, e la conoscenza diffusa della lingua inglese lo evidenziano. Tra le aspirazioni e la realtà c’è la politica economica europea – troika – che toglie il fiato con la sua austerità e fiscale rendicontazione del bilancio statale. Il fiato corto lo vedi sulla faccia degli spazzini alle tre del mattino, davanti allo sportello del cittadino per chiedere il sussidio statale, in fila al supermercato, nelle monete di rame che ti porti nel portafoglio. Il fiato, ma anche le mani sporche di lucido di scarpe degli sciuscià – shoe shine – agli angoli della baixa pombalina. Passano i giorni e quella cartolina diviene poco a poco a colori e ti accorgi che dentro e fuori la crisi c’è un fermento che non avevi colto prima. Quella lontananza e ricerca continua d’Europa potrebbe anche non esistere perché oltre il mare ci sono i mercati emergenti e a guardarli parlano tutti il portoghese: Brasile, Angola, Mozambico, Indonesia, Bombay e Macau. Una nuova classe di portoghesi naturalizzati che si giostrano tra vecchio e nuovo a contrastare il modello statunitense. Quell’isolamento forzato e la lontananza geografica hanno consentito un legame più forte con le ex colonie, così forte che la corsa sfrenata al consumo di beni e persone del Brasile si fa sentire con tutta la sua potenza anche qui. Ecco allora doversi ricredere sulla città. E ci accorgiamo della profonda trasformazione urbana che sta avendo, del continuo muoversi e mutare delle proprie organizzazioni spaziali. Lisboa città d’Europa, gate atlantico al confine di mondi e culture differenti, tra Paesi vecchi e consolidati – che stanno morendo – e Paesi di nuova democrazia ed economia – che corrono al triplo delle nostre aspirazioni – giovani istruiti, professionalizzati, creativi che compongono in questo mashup la cultura cittadina.

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