si scioglie e si mischia

Viene giù lento questo cielo d’acqua 

senza respiro 

come se non fosse niente,

sopra il traffico e le luci 

che galleggiano lungo la strada 

senza respiro.

Spesso, mi ha fatto riflettere sull’esistenza della città di mare e del rapporto imprescindibile tra i due; nessuno dei due può vivere senza l’altro – poi c’è sempre il cavallo di troia che rovina la riflessione – una città di mare per la sua origine è chiusa su tutti i fronti geografici (la cinta muraria) e aperta in tutte le sue direzioni (le rotte marittime); di mare si vive e dal mare provengono i prodotti dai territori più lontani, le culture s’intrecciano tra loro e il progresso solca le rotte commerciali.

“In esse si mescolano lingue e idee d’ogni paese e s’importano non soltanto le merci ma anche i costumi di chi le manda, tanto che nulla può, nel costume nazionale, tener fermo. Inoltre, gli stessi cittadini di quelle città non restano a casa ma da mutevoli speranze e da meditate imprese son tratti sempre lontano dalla patria o, anche se vi rimangono col corpo, son sempre esuli e raminghi in spirito.” cit. Cicerone, sullo Stato, 52 a.C

Un meltin pot difficile da sradicare, neanche il tempo può riuscirci, ma cosa succede quando la città sul mare non parla?

Come l’acqua fugge via la città 

alle nove di sera 

ma il mare non la vuole.

È il caso di indagare le ragioni di questo penoso rovescio; una città può decidere un modello di sviluppo legato maggiormente alla terra, scommettendo sull’industria, ma purtroppo col tempo perdere la sua identità.

Il mare è un cantiere in continua evoluzione, occasione per stimolare la progettualità sul fronte della rigenerazione urbana, oppure una zona proibita, inaccessibile e degradata, punto di cesura con la parte vitale del tessuto cittadino. Il rapporto tra una città d’acqua e il proprio waterfront parte sempre dalla necessità di recuperare – o meglio riconquistare – la relazione tra confine urbano e bordo acquatico, ottimizzare la convivenza tra porto e città, costruendo una continuità lungo la linea di costa – scoprire un genius loci – la sfida, quando si parla di valorizzazione dei fronti d’acqua, è tenere insieme molteplici livelli di competenza, spesso conflittuali, e settori disciplinari differenti, coniugando temi architettonici e di progetto urbano, di sviluppo economico e sociale, di tutela delle risorse e del patrimonio culturale di diverse entità fisiche.

Un compito non facile da mettere in pratica nel tempo.

Spin-off è il concorso d’idee promosso da ICSplat sul tema del paradossale disastro della Costa Concordia, un perfetto contenitore per ulteriori riflessioni progettuali: un approccio aperto, non necessariamente contestualizzato e ristretto all’Isola del Giglio. Pochi italiani se ne sono accorti, gli altri si sono persi nell’indignazione (nella giuria anche François Roche e Italo Rota). Qui il progetto vincitore, il #0012 di Alexander Laing – Francesco Matteo Belfiore, London, UK

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