percorrendo Tevere Cavo, la macro-area d’intervento

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A.1 la mappa di Tevere Cavo

Modernità Crisi & Information Technology. Se da un parte si è alla continua ricerca del “filo rosso” che unisca gli intenti e gli scopi, dall’altra parte scoprire nel Tevere l’elemento catalizzatore delle estemporaneità, utilizzarlo come se fosse una strada rituale, “un Tevere su cui scorre la storia stessa della città e forse il suo futuro” è parlare fuori dai denti. Dalla presa di Porta Pia (20 settembre 1870) , la neonata Capitale del Regno d’Italia ha conosciuto profonde trasformazioni urbane per dotarla di tutte quelle attrezzature tipiche delle capitali europee, soddisfare la nuova classe impiegatizia e allo stesso tempo dialogare con l’espansione “felice” in tutte le direzioni. La crescita infinita e sistematica ha condotto ad una antropizzazione delle campagne circostanti la città, sottraendo terreno, ossigeno e  lavoro. Seppur lo sviluppo industriale romano sia fiorito a cavallo del ‘900 (minimamente non paragonabile con quello del triangolo industriale), la subordinazione della città prima al Papato, poi ai Savoia ed ora alla Repubblica ne ha scritto una storia di crescita economica monotona; se si contavano meno di 200.000 abitanti sotto Pio IX,  dopo la seconda guerra mondiale erano già 1.651.000 abitanti (1951) ed oggi si sono superati di gran lunga i 2.800.000 abitanti. Sviluppo-crescita-demografia hanno provocato una moderna crisi dell’identità di Città, tanto più questa si espande incontrollata in tutte le direzioni, tanto più lascia alle sue spalle vuoti sociali-urbani, il completo abbandono del centro consolidato in favore della periferia. La particolare orografia vulcanica romana ha accentuato questi vuoti, gli urbanvoids, lasciando ai posteri il compito di:

  • ricucire col passato;
  • costruire il futuro;
  • vivere il presente.

È in questa stato delle cose, dell’architettura e del suo paesaggio, quando affrontando temi architettonici le questioni urbanistiche hanno il sopravvento e ai singoli organismi  si assegna un ruolo secondario di semplici elementi di un mosaico più grande (se come sostiene Philippe Daverio l’architettura è il rapporto tra l’essere umano e lo spazio che gli sta intorno) è il caso di decretare la CRISI; dunque, può l’Architetto ridisegnare socialmente quello che i palazzinari hanno lasciato alle loro spalle? Può ridare forza a quegli ecosistemi rionali (localhost) nel rapporto con la grande scala della Capitale (headerhost)? Può trovarsi un nodo ospite nel concetto dense-rarefied?

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La rivoluzione dell’informazione, la disponibilità in commercio di dispositivi mobili, ha reso liquidi e semplificati (in parte) i rapporti sociali, le convenzioni sociali storiche sono abbattute per fare posto al gergo di internet (oramai un vero e proprio linguaggio) e ai suoi segni; la Rete non ha invertito la tendenza di abbandonare le piazze (luogo della metafisica per eccellenza) in favore delle piazze artificiali (centri commerciali), anzi ha accentuato la forbice che c’è tra i due livelli introducendone un terzo, quello delle piazze virtuali (matrix in poche parole). Che fare? Si può pensare di utilizzare l’avanzamneto tecnologico, la Rete, e i suoi Utenti come un’unico contenitore da cui attingere di volta in volta per risolvere la crisi?

B.1 il comparto N

Il comparto N è quell’area che corrisponde al Villaggio Olimpico e alle zone dei Campi sportivi lungo l’ansa del Tevere. Numerosi sono gli Urban Voids individuati in questo comparto; il tema della grande densificazione, contrapposto alla bassa densità del Villaggio Olimpico, snocciola il quesito di una maggiore efficienza per la città contemporanea di aree e lotti degradati, sottoutilizzati o semplicemente abbandonati da tempo.

B.2.1 il Villaggio Olimpico

È il nome della zona urbanistica 2a del II Municipio di Roma Capitale. Si estende nel quartiere Q.II Parioli. Popolazione: 2.880 abitanti. Nella piana tra la collina di Villa Glori e il Tevere, per gli eventi bellici si era costituito negli anni quaranta del secolo scorso un agglomerato di baracche di sfollati, conosciuto come campo Parioli. Per sgomberare e demolire l’agglomerato, fu colta l’occasione delle Olimpiadi di Roma, nel 1960. Un nuovo complesso edilizio, chiamato appunto Villaggio Olimpico, fu costruito nella piana negli anni 1958-59 su progetto degli architetti Vittorio Cafiero, Adalberto Libera, Amedeo Luccichenti, Vincenzo Monaco, Luigi Moretti e dell’ingegnere Pierluigi Nervi. Il complesso fu edificato con il contributo economico del fondo pensioni degli impiegati dello stato, il Comune di Roma ed il CONI; successivamente, le opere edilizie furono consegnate all’INCIS ed assegnate tramite concorso. Nel 1972 con lo scioglimento dell’INCIS la gestione del patrimonio passò allo IACP, con 111 abitazioni, mentre altre 38 sono gestite dal Comune di Roma. Nel 1985 gli assegnatari riscattarono fino ad oltre il 90% degli appartamenti, che sono diventati così di proprietà privata. Nel territorio del villaggio olimpico sorgono alcuni landmark, quali il palazzetto dello Sport, lo Stadio Flaminio, la Chiesa di San Valentino, il viadotto di Corso Francia e l’Auditorium Parco della Musica.

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B.2.2 il Blog del Villaggio Olimpico

C.1 gli Urban Voids

Gli urbanvoids, lanciati nel 2012, oggi costituiscono, col nome in codice “Tevere Cavo“, una raccolta di aree direttamente georeferenziate dagli avventori occasionali, che lasciandosi andare alla deriva, preliminarmente li hanno suddivisi nelle seguenti macro categorie:

B – Benzinai tutti i benzinai vanno censiti in particolare quelli abbandonati! eccetto le piccolissime pompe che non occupano nessuna area ma solo piccole porzioni stradali o marciapiedi.

I – Aree e o edifici industriali o abbandonati o visibilmente sotto o mal utilizzati

V – Aree di snodo slarghi spartitraffico giardini pubblici abbandonati aree sotto viadotti eccetera

G – Aree verdi e lungo fiume che possono essere valorizzate

A – Tutte le altre aree, comprese lotti edificabili non utilizzati

P – aree di edifici pubblici visibilmente sotto o mal utilizzati, giardini o spazi comuni di scuole eccetera

X – aree appartenenti ad un interesse di urbanvoids ma non ricadenti in nessuna delle categorie specifiche

C.2 l’imprinting con alcuni Urban Voids

tav. 1 consegna

 

tav. 2 consegna

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